Articolo a cura della redazione di Amarche — aggiornato il 22 settembre 2026.
Le Grotte di Frasassi, tra le grotte turistiche più visitate d’Italia, non sono note da sempre: sono state scoperte per caso il 25 settembre 1971, da un gruppo di speleologi dilettanti che ne trovò l’ingresso soffiando fumo di sigaretta in una fessura nella roccia. Il 25 settembre 2026, tra pochi giorni, cade il 55° anniversario esatto di quel giorno.

Non un mito antico, non una leggenda tramandata da secoli: una scoperta recente quanto certi ricordi di famiglia, arrivata per un soffio di fumo in una crepa di roccia.
Come è stata scoperta la grotta più famosa delle Marche
Un buco largo come un pallone, sul Monte Valmontagnana
Tutto comincia con un ragazzo che si allena. Rolando Silvestri, allievo di un corso di speleologia tenuto da Giancarlo Cappanera del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona, nota durante un’arrampicata con l’amico Umberto Di Santo alcuni piccoli fori nella roccia del Monte Valmontagnana, sopra Genga. Il principale non è più grande di un pallone da calcio: niente che faccia pensare, a prima vista, a una delle cavità naturali più grandi d’Europa.
Perché il gruppo usò il fumo di una sigaretta per scoprire la grotta?
Il 25 settembre 1971 Cappanera torna sul posto con una squadra allargata: oltre a Silvestri, ci sono Giorgio Lacopo, Franco Ranzuglia e Massimo Cartechini. Allargano il varco, ma per capire se dietro ci sia davvero una cavità e non solo una nicchia nella roccia serve un trucco da speleologi: accendono una sigaretta e ne soffiano il fumo nella fessura. Il fumo viene risucchiato via con forza, segno inequivocabile di una grande massa d’aria in movimento — e quindi di uno spazio enorme — dietro un muro di frana antica spesso circa due metri.

Dal varco nella roccia alla sala che potrebbe contenere il Duomo di Milano
Da lì la scoperta corre veloce. Il 2 ottobre 1971 una squadra allargata scava attraverso il blocco di frana e apre il cosiddetto “Passaggio del Vento”. Il 3 ottobre, quattro esploratori estratti a sorte — Maurizio Bolognini, Fabio Sturba, lo stesso Cappanera e Giuseppe Gambelli — scendono per primi nella grande sala sottostante. Il 10 ottobre, con 120 metri di scale metalliche, un’altra squadra tocca il fondo dell’Abisso Ancona. Il 16 ottobre un’ultima spedizione esplorativa scopre gli ambienti principali, tra cui la Sala del Trono e la Sala delle Candeline. Quanto è grande davvero l’Abisso Ancona resta, curiosamente, una domanda senza una risposta del tutto concorde: il Gruppo Speleologico Marchigiano parla di un’altezza oltre 250 metri e un volume superiore al milione di metri cubi, mentre altre fonti indicano un’altezza di 200 metri e un volume di oltre 2 milioni di metri cubi. Il dato su cui tutte le fonti concordano, ed è quello che rende l’idea meglio di ogni numero, è che dentro ci starebbe l’intero Duomo di Milano.
Quando le Grotte di Frasassi sono state aperte al pubblico?
Non subito. Tra la scoperta e l’apertura al pubblico passano tre anni di lavori: una galleria artificiale e un percorso interno di circa 600 metri, pensati per rendere sicura e accessibile solo una minima parte del complesso sotterraneo, che oggi supera i 20 chilometri di sviluppo complessivo. Le grotte aprono ufficialmente il 1° settembre 1974, e da allora hanno accolto oltre 12 milioni di visitatori.
Dove si trovano e come visitarle oggi
Le Grotte di Frasassi si trovano nel comune di Genga, in provincia di Ancona, dentro il Monte Valmontagnana dell’Appennino marchigiano, all’interno del Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa. Il percorso turistico oggi visitabile è lungo circa 1.500 metri, dura poco più di un’ora, e mantiene tutto l’anno la stessa temperatura che ha reso possibile la scoperta: 14 gradi costanti, un dato che il monitoraggio ufficiale delle grotte conferma giorno dopo giorno. Orari, prezzi e modalità di prenotazione aggiornati sono sulla guida completa di Amarche alle Grotte di Frasassi.

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